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Antèr

Andrea Teruzzi nasce il 05/08/1986 a Desio, Milano.
Diplomatosi presso il Liceo Artistico "Collegio Arcivescovile Pio XI" di Desio, nel marzo 2009 consegue il Diploma di Laurea di Primo Livello in "Arti visive e discipline dello spettacolo" (103/110) con indirizzo di Pittura presso l' Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.
Proseguiti gli studi nel Biennio di Specializzazione, consegue il Diploma di Laurea Specialistica in Arti Visive (109/110) nel marzo 2011.
Opera nel campo delle arti visive, preferendo la pittura come mezzo espressivo. Ha partecipato a numerose mostre ed eventi

Tra le mostre si ricordano: 

2016- “ Le stagioni dell'arte IIIed” , Galleria Wikiarte, Bologna;

2016- “Il Metaformismo” Palazzo Ducale di Sabbioneta (Mn)

2015- “L'arte e il tempo” Palzzo dei Giureconsulti, Milano

2014- “ Immagini del Contemporaneo” Galleria Mamo, Milano. 

 

PERDITA DELL'INDIVIDUALITA'

La sempre più caotica società di massa ha portato l'individuo a confondersi con il mondo: c'è una avvilente sensazione di essere divenuto ormai un numero tra i tanti, senza più una personalità se non quella dettata dalla società stessa, come in una ben nota opera orwelliana.

Ed è proprio la ricerca di un individualità che caratterizza i miei primi dipinti.

Sono i primi anni dell' Accademia di Brera e, nonostante essa prediliga lo sviluppo di idee astratte, questi primi lavori sono fortemente legati al figurativo in quanto consideravo e considero tuttora  il raggiungimento dell'astratto un' evoluzione di un proprio percorso di stile e non una mera trovata.

Solo così esso può raggiungere quella profondità di pensiero e di emozione che ricerco nei miei lavori.

L'arte è un continuo crescere ed evolversi di forme  che si ripropongono trasformate ciclicamente e attraverso una crescita stilistica dal figurativo all'astratto il processo creativo deve “percepirsi” sempre.

Come nella vita si raggiunge la maturità attraverso le esperienze vissute, portando dentro di sé (talvolta inconsciamente) tutto ciò che è legato al proprio passato, così nei miei lavori tento di raggiungere la maturità dell'astratto come traguardo di una ricerca emotiva.

Questi primi lavori figurativi ad olio sono caratterizzati da composizione di volti i quali  vengono avvicinati a tal punto da non aver un proprio confine: l'uno è la continuazione dell'altro.

I soggetti sono ripresi da riviste o libri di fotografia, miscelando persone qualsiasi a personaggi famosi o del passato.

Nel tentativo di distogliere sempre di più l'attenzione dal singolo individuo, la ricerca si è evoluta in una serie di opere dove la gestualità e il segno confondono sempre più tra di loro i vari soggetti ritratti. Non si tratta più ormai di  figure reali ma sono volti realizzati mentalmente .

La gestualità, che si immette attraverso il carboncino o nelle tecniche di incisione, è tuttavia una forte testimonianza della personalità dell' artista, che viene così a manifestarsi sulla superficie del dipinto.

I lavori iniziali sono realizzati quindi proprio con queste tecniche per far spazio, successivamente, al dripping, influenzato dai corsi accademici del tempo che volgevano la loro attenzione sulla figura di Pollok e dell' Action Painting.

Tutta questa serie di lavori è da considerarsi come un tentativo di ricerca , uno stadio pre-germinale di ciò che poi verrà  realizzato negli anni successivi.

Sono anni caratterizzati da una crisi creativa e da una sensazione di incertezza artistica.

 

 

L'INIZIO E GLI ARCIPELAGHI

La svolta avviene con i corsi della professoressa  Laura Panno, artista di grande personalità, che riesce ad infondermi quell'energia necessaria per riprendere e trovare la direzione giusta per l'evoluzione della mia ricerca.

Il primo passo è quello di rivolgere la ricerca dell'individualità non più verso l 'esterno, verso la raffigurazione del volto, ma verso l'interno.

Partendo da alcune fotografie scattate a una compagna di corso, inizio a manipolarle e modificarle cercando di creare delle forme a sé stanti.

Su queste immagini e su queste forme si sofferma buona parte della prima ricerca artistica, con varianti di tecniche e materiali.

In questo periodo nasce un 'altra caratteristica che contraddistingue gran parte della mia produzione artistica: l'utilizzo quasi esclusivo dei Blu.

La scoperta di questo colore è legata a una casualità: un giorno stampando alcune immagini di riferimento per i miei lavori, uscirono tutte su tonalità di blu a causa della mancanza di inchiostro. Decisi così di provare a lavorare utilizzando quei toni e da allora il blu è diventato quasi una costante in tutti i miei lavori. La coscienza della sua forte carica spirituale e della sua profondità emotiva avvenne successivamente con l 'evolversi della mia ricerca artistica e fu avvalorata sempre più con la lettura de “Lo spirituale nell'arte” di Kandisky.

Scoperto il blu, decisi di dedicare la mia attenzione a qualcosa che ne fosse pienamente intriso: il mare e gli arcipelaghi . Questi lavori sono da considerarsi un esercizio per lo studio della profondità del colore, ottenuto attraverso strati di tonalità e tecniche differenti. Sono opere che ancora non hanno una propria personalità, risultando ancora incomplete, ma che hanno fatto da tramite e da spunto per la ricerca successiva: la Luna. 

IL TEMPO DEL NON TEMPO

Alcuni degli arcipelaghi ritratti nei miei dipinti, incominciavano a sembrare sempre di più a crateri lunari.

In quel periodo stavo leggendo “Arte come mestiere” di Munari, un testo dove l'autore spiegava l'importanza del cerchio all'interno della grafica pubblicitaria. Vi era riportato l'esempio della bandiera nipponica, caratterizzata da un cerchio rosso su sfondo bianco, come massimo metodo di focalizzazione dello sguardo.

Essendo alla ricerca di un passaggio ulteriore per i miei lavori, trovai nella luna l'unione ideale di tutti questi aspetti: essa era un cerchio immerso nel blu, un punto focale ideale nel quale ci si poteva perdere nei propri pensieri, aveva inoltre ispirato poeti come Leopardi, D'annunzio, Whitman,... Di fronte ad essa ogni uomo vive una situazione emotiva forte ed era ciò che volevo suscitassero i miei lavori.

Ho iniziato così una serie di quadri dedicati ad essa, dapprima focalizzando l'attenzione su di essa con ingrandimenti, per poi allontanarmi sempre di più  lasciando spazio così al grande blu che la  contorna.

E' in questo periodo che, grazie ai consigli di un altra figura centrale nella mia crescita artistica il professore e artista Alessandro Savelli, la valenza spirituale si accentua, rafforzata dalle letture sulle opere di Licini e di uno degli artisti che più influenzerà la mia ricerca spirituale-emotiva: Rothko.

Il titolo di questa ricerca è fortemente legato al periodo in cui essa è stata realizzata: il 2012.

Secondo il calendario Maya quell'anno avrebbe segnato  la fine del Periodo dell'oscurità; poco prima di essa ci sarebbe stato un breve periodo in cui gli uomini avrebbero riportato alla luce poco per volta la conoscenza della civiltà Maya. Questo periodo di presa di coscienza era definito “Il tempo del non tempo”.

Decisi così di utilizzare questo nome per la mia ricerca sulla Luna, in quanto era proprio una presa di coscienza, quella di sé, il soggetto di questi lavori.

Era come se tutto ciò che avvenisse attorno a me fosse strettamente correlato con la figura di quell'astro tanto che, in quel periodo scoprii perfino il nome della vecchia cascina dove sorgeva il mio studio dell'epoca: Cascina della Luna.

Con il passare del tempo però mi resi conto che il continuo ripetersi del soggetto stava portando alla creazione di lavori “in serie”, mentre il mio obiettivo era la rappresentazione delle emozioni, nella loro diversità  e nella loro interpretazione personale.

Di fronte ai miei lavori volevo che ogni persona provasse un'emozione, caratterizzandola però di una propria valenza personale.

Così la Luna, che ormai non era più un tramite ma era divenuta mera rappresentazione figurativa, viene via via scomparendo all' interno dei miei dipinti. 

LA NUOVA RICERCA

Segue un altro breve periodo di crisi e di ricerca, in quanto avevo visto svanire lentamente quella carica iniziale della serie precedente.

Senza accorgermene i miei lavori erano divenuti descrittivi e figurativi: era il momento di staccarsi da quest'ultimo legame con la figurazione. 

Rinascono in questo periodo i segni e la gestualità dei primi lavori, sopiti per tutto il periodo delle Lune e ora più forti e carichi di una propria coscienza e determinazione. 

 

Le nuove opere sono il frutto di tutto ciò che è stato assimilato fino ad ora, una ricerca dell'emotività che verte ora alla materia e al segno, non più descrittiva, non più realistica ma reale, intesa come profondamente radicata nella persona: non c'è più la realtà come la vediamo con gli occhi ma c'è la realtà come la percepiamo.

 

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