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Keith Haring: Ragazzo pieno di energia e capace di creare un mondo con la sua fantasia.

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L’artista americano Keith Haring (Reading, 1958 – New York, 1990) è considerato uno dei padri della street art. Le sue opere dallo stile inconfondibile e i suoi personaggi sono diventati un’icona degli anni Ottanta.

Keith, in un certo senso può considerarsi figlio d’arte, visto che suo padre era un disegnatore di cartoni animati. Saranno proprio quei disegni, insiemi a quelli del celebre Walt Disney ad ispirare il giovane artista, che dimostra fin da subito un talento innato per le arti figurative.

A diciotto anni si iscrive all’Ivy School of Professional Art di Pittsburgh per iniziare un corso come grafico pubblicitario, ma lascia dopo due semestri. Il suo carattere irrequieto e la sua fame di vita lo portano a New York, dove frequenta la celebre School of Visual Art.

È nei corridoio dell’istituto che incontra Jean-MichelBasquiat, artista con cui condividerà le folli notti newyorchesi e i party spinti fino all’alba.

Haring è sempre stato un artista molto socievole. Il suo studio sulla Ventiduesima strada (un magazzino vuoto) era sempre aperto perché Keith lavorava con le porte spalancate, sia per far entrare la luce che per scambiare due parole con i personaggi che bighellonavano per il quartiere, per lo più barboni o ubriachi.

Keith Haring in un’intervista dichiarò di trovare molto più interessanti i consigli di quelle persone che quelli di alcuni suoi compagni di studi.

Oltre che disegnare nel suo studio, Keith Haring usa come tavolozze i muri della città, conquistando con i colori accesi dei suoi graffiti stazioni della metropolitana, muraglioni in cemento e playground nelle periferie.

La sua scelta di usare la città come un’immensa tela deriva dal suo approccio all’arte. Per Keith Haring l’arte deve essere aperta a tutti, abbattendo le barriere tra arte di alto e basso livello.

In un’intervista dichiara di essersi ispirato a Picasso, Warhol e “Life Magazine”, proprio per sottolineare quanto siano illimitate e diverse le fonti di ispirazione per un artista.

I suoi graffiti si caratterizzano per i colori accesi e i tratti semplici e ben definiti, simili a cartoni animati. Haring pare essere molto legato ad un personaggio, il “bambino radiante”(Radiant Child), creatura iperattiva senza caratteri somatici evidenti che possano definirne l’età o l’etnia.

Vista la sua attività, più volte Haring ha dovuto fare i conti con le forze dell’ordine che probabilmente non condividevano il suo modo di “diffondere l’arte” senza chiedere il permesso.

Questo fino al 1982 quando la sua mostra personale a New York riscuote un grande successo che ben presto si diffonderà anche in Europa, con opere nelle principali città. In Italia, a Pisa nel 1989 dipinge l’opera Tuttomondo sulla parete esterna del Convento di Sant’Antonio.

Oltre ad avere talento, Haring ha anche un grande senso degli affari. Grazie alla fama dei suoi personaggi crea un vero e proprio brand, con un negozio di gadget, magliette e disegni a SoHo, il Pop Shop.

Con le sue opere collabora inoltre con noti marchi come Swatch e Absolut Vodka, portando la sua arte davvero a tutti, come ha sempre sostenuto.

Haring sembra non fermarsi mai: di giorno lavora e sviluppa idee nuove, di notte vive nei club di New York, tra musica, feste e sesso promiscuo. Sarà proprio questo a metterlo nei guai. Nel 1985 scopre di avere contratto il virus dell’AIDS.

L’artista lotta con tutte le sue forze contro la malattia, continuando a lavorare fino a quando le forze glielo permettono, fino al 16 febbraio del 1990 quanto una complicazione del morbo lo ucciderà a soli trentuno anni.

Prima di ciò, riuscirà a fondare la Keith Haring Foundation, a supporto della lotta contro l’AIDS.

 

 

 

 

 

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