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Henry Cartier-Bresson: pioniere del foto - giornalismo

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Henry Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie, 1908 – L’Isle-sur-la-Sorgue, 2004) è stato uno dei più grandi fotografi di sempre, nessuno come lui è riuscito a cogliere lo spirito del Novecento per renderlo immortale in scatti meravigliosi. Per questo motivo è passato alla storia come “L’occhio del secolo”.

Con le sue foto ha raccontato la Guerra Civile Spagnola, quella cinese, l’occupazione nazista in Francia e i funerali di Gandhi. È stato inoltre l’unico fotografo occidentale a cui fu concesso realizzare foto in Unione Sovietica negli anni della Guerra Fredda.

Fotoritocco, filtri, complicate elaborazioni al computer: niente di tutto questo. Per Cartier- Bresson la differenza tra una buona fotografia e uno scatto mediocre risiedeva nella capacità di riuscire a cogliere il momento decisivo e renderlo immortale.

Il suo libro più importante, non a caso, è intitolato The decisive moment. Cartier-Bresson non amava accompagnare le sue foto con lunghe didascalie, di solito si limitava a indicare luogo e data. “Le immagini non hanno bisogno di parole, di un testo che le spieghi – dichiarò – sono mute, perché devono parlare al cuore e agli occhi”.

Coerente con questa filosofia, Cartier-Bresson nei suoi ritratti non mette i soggetti in posa ma preferisce fotografarli nel quotidiano, mentre sono inseriti nel loro ambiente. Non amava usare l’esposimetro per regolare l’apparecchio, ma il bilanciamento tra bianchi e neri conferisce ai suoi scatti un intenso equilibrio dinamico.

Oltre che un grande fotografo, Cartier-Bresson è stato anche regista. Ha mosso i primi passi nel mondo del cinema come assistente del regista francese Jean Renoir, figlio del pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir.

Tra le opere più importanti di Bresson regista c’è Le Retour, documentario del 1946 sul ritorno dei rifugiati di guerra francesi.

Una delle foto più note di Cartier-Bresson è Hyères, Francia, 1932. Famosi anche i ritratti di personaggi famosi, come Albert Camus, Coco Chanel, Francis Bacon, Marcel Duchamp, Gandhi, Martin Luther King, Henri Matisse, Marilyn Monroe, Picasso, Richard Nixon, Jean-Paul Sartre ed Igor Stravinsky.

“Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento.” (Henry Cartier-Bresson)

Se ricordiamo il Novecento come il secolo “in bianco e nero” il merito è anche (soprattutto) di Cartier-Bresson che con la sua Leika ha ritratto i momenti più importanti della storia d’Europa rendendo elegante e sensata una realtà che forse non lo era poi così tanto. Non bisogna dimenticare che da quando Carter-Bresson ha impugnato per la prima volta la macchina fotografica il Novecento è riuscito a dare il peggio di sé, “donando” alla storia l’olocausto, la Guerra Mondiale e la cortina di ferro.

 

Eppure Cartier-Bresson è riuscito a rendere avvincente e straordinario anche ciò che non siamo abituati a considerare tale, dalle strade bagnate dalla pioggia al volto di una vecchina in un vicolo. Credo che sia merito della sua empatia, un dono che il grande Bresson sfruttava per cogliere l’anima dei suoi soggetti, rubarla e chiuderla in una foto. Che poi è questa la potenza della fotografia: racchiudere l’attimo nel sempre, strappare la giovinezza allo spietato scorrere del tempo, cogliere il “momento decisivo” e renderlo arte. Per sempre.

 

 

 

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